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Biografie personaggi illustri del Litorale

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  • Domenico Rossetti de Scander

    Il Conte Domenico Rossetti de Scander nacque a Trieste il 19 marzo 1774 a Trieste, allora fiorente emporio commerciale portuale dell’Austria.
    Egli fu un avvocato, un uomo politico, un mecenate ed un erudito di formazione classicista.
    Oltre all’impegno giuridico, infatti, Rossetti fu appassionato cultore di belle arti, di letteratura, di storia, di archeologia e botanica, e si interessò anche di idraulica.
    Il padre di Rossetti, di nome Antonio, era un ricco possidente e commerciante patrizio triestino che nel 1775 venne nobilitato al rango di Conte dalla sovrana Maria Teresa. In quell’occasione al cognome Rossetti venne aggiunta l’estensione “de Scander”.

    La laurea in giurisprudenza, l’attività forense, la sua posizione politica
    Domenico Rossetti studiò diritto a Prato (cittadina dell’allora Granducato di Toscana) e si laureò a Vienna nel settembre 1800. Nello stesso anno fece ritorno a Trieste e si dedicò alla professione forense, per aprire nel 1804 uno studio professionale.
    Sospese l’attività professionale durante la terza occupazione francese (1809-1813) sia per la sua forte posizione antifrancese (tanto da venir incluso nelle liste di coloro che sarebbero dovuti essere deportati a Palmanova), sia a causa dell’introduzione del diritto francese in sostituzione di quello austriaco.

    Il ritorno dell’Austria, l’istituzione del Tribunale delle Prede
    Dopo il ritorno dell’Austria a Trieste, avvenuto il 25 ottobre 1813, riprese la normale attività professionale alternandola a quella pubblica.
    Il 30 novembre 1813 venne istituito a Trieste il “Tribunale delle Prede” del quale venne chiamato a farne parte anche Rossetti in qualità di “giureconsulto”. Tale tribunale aveva il compito di decidere sulla sorte del naviglio catturato da navi da guerra austriache o alleate dell’Austria, nonché da navi mercantili che esercitavano la guerra di corsa.

    L’incarico di Civico Procuratore, la strenua difesa degli interessi di Trieste
    Nel 1818 ricoprì l’incarico di Civico Procuratore mantenendolo per un periodo molto lungo: 25 anni!
    Nel suo ruolo di Civico Procuratore, Rossetti propugnò e difese strenuamente e con successo gli interessi di Trieste davanti alle Istituzioni Imperial Regie. Egli era infatti molto legato alla città e alle sue tradizioni.

    Le sue idee sulla prosperità di Trieste
    Rossetti de Scander sosteneva l’idea dell’autonomia e dell’italianità di Trieste, ma assolutamente non in senso nazionalistico. Egli riteneva infatti che la città avrebbe dovuto e potuto continuare a prosperare all’interno della monarchia asburgica, avendo ben chiaro il concetto che senza il vasto retroterra dell'Impero, Trieste avrebbe potuto solo decadere.

    La morte, le donazioni, il monumento in sua memoria
    Rossetti morì il 29 settembre 1842 a Trieste, senza lasciare eredi in linea diretta.
    Le sue proprietà vennero per la maggior parte donate alla città.
    Il 25 luglio 1901 venne eretto a Trieste, all’ingresso principale del Giardino Pubblico “Muzio de Tommasini”, un monumento in suo onore, ad opera di Augusto Rivalta e Antonio Garella, con l'omaggio da parte della "Società Triestina Austria".

    Il forte legame di Rossetti con Trieste i suoi interessi culturali
    Il forte legame di Rossetti con Trieste ed il suo interesse per l’arte e la cultura si manifestarono anche nelle sue numerose attività culturali tra le quali vanno ricordate:

    - Fondazione della Società Minerva
    Questo sodalizio, giunto, nonostante tutto, fino ai nostri giorni, venne fondato il 1° gennaio 1810 con l’onorevolissimo scopo di occuparsi di coltivare l’arte, la letteratura e la storia della città di Trieste.
    Ancora sotto la guida di Rossetti, la Società diede vita, nel 1829, ad una rivista scientifica dal titolo “Archeografo Triestino” che si avvaleva dell’opera dello storico Pietro Kandler.
    La Società Minerva sopravvisse alla prima guerra mondiale e dopo l’annessione di Trieste al Regno d’Italia, risultò esserne una delle più antiche, essendo stata fondata ben dieci anni prima del ben noto Gabinetto Viessieux di Firenze.

    - Collezione su Petrarca e Piccolomini, la grande importanza odierna di tale raccolta triestina
    Domenico Rossetti donò alla città di Trieste, nel 1842, la collezione di libri antichi, manoscritti miniati, stampe ed opere d’arte, testimoni della civiltà dell’Umanesimo rappresentato dalle opere del Petrarca e dagli scritti di quella personalità eclettica, umanista e vescovo di Trieste e poi Papa, con l’appellativo di Pio II, che fu Enea Silvio Piccolomini.
    Oggi, il patrimonio d’interesse petrarchesco conservato nel Museo Petrarchesco Piccolomineo di Trieste è secondo solo alla collezione della “Cornell University Library” di Ithaca, N.Y. (USA).
    La collezione si compone, attualmente, di più di 5500 volumi, 759 dei quali incunaboli e cinquecentine, di 78 manoscritti databili tra il XIV e il XVIII secolo, di un’interessante sezione iconografica e di numerosi documenti d’archivio.
    La struttura della sede di palazzo Biserini comprende la sala adibita sin dal 1847 alla conservazione della raccolta.

    Ricerche sulla morte di Johann J. Winkelmann
    Già nel 1808 Rossetti iniziò delle ricerche sull’assassinio, avvenuto quarant’anni prima (nel 1768) di Johann Joachim Winkelmann, archeologo e storico dell’arte, fondatore dell’archeologia scientifica, da molti considerato il padre della storia dell’arte, ucciso a Trieste da Francesco Arcangeli all’interno della Locanda Grande.
    Fin dall’anno dell’inizio delle sue ricerche, il Civico Procuratore Rossetti si prodigò per innalzare un monumento alla memoria di Winkelmann. Diede incarico, quindi, di realizzare l’opera allo scultore bassanese Antonio Bosa e il suo maestro Antonio Canova.
    Questo lavoro venne terminato nel 1822 e collocato, nel 1833, nel cimitero della Cattedrale di Trieste, oggi Lapidario.

    Il Lapidario ossia la “silva Accademica”
    Nelle intenzioni di Rossetti, il monumento a Winkelmann avrebbe dovuto essere il nucleo di un futuro Museo. Infatti, il 20 febbraio 1829, scrisse una lettera indirizzata all’allora Direttore dell'Imperial Regio Gabinetto Numismatico e di Antichità di Vienna, Anton von Steinbüchel, proponendo la creazione di un “Museum Aquilejense” nel sito dell'ex cimitero di San Giusto dove sarebbero state collocate anche le lapidi provenienti da Aquileia, incassate nei muri di cinta e protette da un tetto a spiovente, tra rose e alberi, in “uno dei luoghi di riposo più graziosi e istruttivi, una vera silva Accademica”.
    Il Lapidario venne realizzato e il cenotafio di Winkelmann, trovò in quel luogo la sua collocazione. Il 1° marzo 1833 avvenne l’inaugurazione del monumento, in forma privata, per sopraggiunte difficoltà burocratiche, durante un’assemblea dei soci della Società Minerva.

    La passeggiata dell’”Acquedoto” (oggi Viale XX Settembre)
    Nel 1808 Rossetti fece sistemare, contribuendo anche finanziariamente, la passeggiata, in triestino “Pasegio de l’Acquedoto”. Tale toponimo deriva dal passaggio in quella zona dell’acquedotto teresiano (fatto costruire da Maria Teresa, inaugurato nel 1749) che, partendo dalla zona di Guardiella in frazione S. Giovanni, continuava lungo la valle costeggiando il colle del Farneto.
    Nel “Pasegio de l’Acquedoto” venne a lui dedicato il teatro Politeama che porta ancora oggi il suo nome.


    Letteratura
    - Domenico de Rossetti, Johann Winckelmann's letzte Lebenswoche. Ein Beitrag zu dessen Biographie. Aus den gerichtlichen Originalacten des Kriminalprozesses seines Mörders Arcangeli. Hrsg. von Dom. v. Rossetti. Mit einer Vorrede von Böttiger und einem facsimile Winckelmann's. Dresden 1818.
    - Domenico de Rossetti, Il sepolcro di Winckelmann in Trieste. Venedig 1823.
    - Ivetić Egidio, Archivi e ricerca storica nell’Adriatico orientale e nel contesto nazionale croato (1815-1914). Archivio di Stato di Firenze


    Il monumento a Rossetti, inaugurato nel 1901 davanti all'ingresso principale
    del giardino pubblico di Trieste, dove si trova ancora oggi