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  • Breve storia di Trieste

  • Breve storia dell'Istria

  • Breve storia di Gorizia e Gradisca
  • Reichsunmittelbare Stadt Triest und ihr Gebiet
    Città immediata imperiale di Trieste con il suo territorio
    Cesarstvo svobodno mesto Trst in okolica

    Stemmi, colori e lingue parlate al 1910

    Stemma grande
    (disegnato da H.G. Ströhl)
     

     
    Stemma piccolo
     

    Stemma della diocesi di Trieste e Capodistria
    da un affresco presente nella chiesa di Basovizza
    presso Trieste
     

     
    Stemma piccolo
    della diocesi
    Italiano 62%
    Sloveno 30%
    Tedesco 6%
    Serbo-croato 1%
    altre lingue 1%
    Vedi qui per ulteriori dati statistici e geografici

    Breve storia di TRIESTE

    In epoca protostorica, la civiltà dei Castellieri si estendeva sul territorio situato nei dintorni di Trieste e sull’Istria. A seguito delle operazioni e conquiste militari romane si ebbe un processo di assimilazione e romanizzazione delle popolazioni preesistenti che venivano denominate collettivamente Istri. La città, esistente già nel corso del I millennio a.C., venne annessa, assieme all’Istria, nel 178-179 a.C., all’Impero Romano e trasformata in colonia con il nome di Tergeste attorno alla metà del I secolo a.C.

    Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476, la città passò sotto il dominio di Bisanzio.

    Nel 568 i Longobardi, guidati dal re Alboino, occuparono Trieste e la devastarono uccidendo o riducendo in schiavitù molti dei suoi abitanti; altri si rifugiarono nell’Istria bizantina, in particolare a Capris, semideserta a causa delle pestilenze e le guerre, che ridenominarono Giustinopoli, in onore di Giustino II, imperatore dei Bizantini che li aveva accolti e aiutati.

    I bizantini, dopo aver stipulato un trattato di pace con i Longobardi, ripresero possesso della città di Trieste.

    La città rimase sotto la dominazione bizantina fino al 788 d.C. quando venne occupata dai Franchi.

    Con la morte di Carlo Magno ci fu un periodo di gravi difficoltà, anche di natura finanziaria, nella gestione dell’impero. Il Re d’Italia Lotario II fu costretto a cedere i diritti su alcuni territori. In tal modo, nel 948, al Vescovo di Trieste Giovanni III e ai suoi successori, vennero concessi i pieni poteri sulla città e sul suo territorio. Il Vescovo veniva designato dai nobili locali, ma non dirigeva da solo la diocesi. Lo affiancavano, infatti, i rappresentanti dei cittadini che avevano amministrato la città in base al diritto romano già prima della dominazione dei Franchi. La rappresentanza di cittadini (boni homines) che era chiamata Communitas.

    In questo periodo iniziò una lunga serie di guerre tra Trieste e Venezia.
    Poichè, in base alla leggi di quei tempi, i cittadini non erano obbligati a sostenere le spese di guerra, questo onere era a carico dei signori locali. In questo modo i Vescovi dovettero sacrificare le loro ricchezze mentre alcuni cittadini, riuscivano, invece, ad accumularne. Ricordiamo che nell’epoca delle Guerre Sante, tra il 1100 e il 1299 migliaia di Crociati, transitavano per Trieste e, attraverso la Dalmazia, si recavano in Terra Santa.

    Ad un certo punto i boni homines si comprarono con i danari l’autorità. Nel 1236 il vescovo Giovanni IV vendette alcuni diritti e con il ricavato pagò i Duchi di Carinzia a seguito di una lite. Nel 1253 il vescovo Volrico De Portis per far fronte ai debiti vendette la carica di giudice e del diritto di nominare giudici, annullò le decime per la Chiesa e rinunciò a battere moneta. Nel 1295 il vescovo Brissa De Toppo per duecento pezzi d’oro, cedette il rimanente potere politico. Così il potere del Vescovo andò attenuandosi fino a scomparire e quello della Communitas acquistò sempre maggior importanza.

    Nel 1369 i Veneziani occuparono Trieste fino al 1380 e costruirono due forti, uno sul colle di S. Giusto e l’altro presso il mandracchio da piazza Grande, chiamato castello Amarina. I veneziani lasciarono Trieste a seguito della pace di Torino del 1381 dopo la guerra di Chioggia, tra l’Austria, l’Ungheria, il Patriarcato, Genova, i Carrara da Padova da una parte e Venezia dall’altra. In base a questo trattato Trieste veniva assegnata al Patriarcato.

    Nel 1382 Trieste, cercò un’alleato e lo trovò nella Casa d'Austria. In quell’anno Antonio de Dominici, Adelmo Petazzi e Nicolò Pica si recarono a Graz per offrire al Duca Leopoldo III la tutela della città. Il Duca accettò l’offerta (30 settembre 1382) e stabilì che Trieste sarebbe stata abbinata alla Corona Ducale dell’Austria Inferiore e che la sua forma di governo autonomo non sarebbe stata modificata. Trieste entrò, così, a far parte dell’Austria, e vi rimase fino al 1918, con l’eccezione di brevi occupazioni francesi nel periodo dal 1797 al 1805, e del periodo dal 1809 al 1813 nel quale fece parte delle Province Illiriche dell’Impero Francese.

    Dopo il 1470 ci furono carestie e pestilenze, in questo periodo i Turchi giunsero in vista di Trieste e ne devastarono il territorio.

    Nel 1508 Trieste fu occupata, dopo una ennesima guerra con Venezia, dalle truppe di San Marco ma già il 2 giugno 1509 fu restituita all’Austria.

    Nella prima metà del Cinquecento iniziò un periodo di decadenza demografica e di emigrazione, a causa di ripetute epidemie di peste e annate consecutive di raccolti scarsi. Trieste, con una popolazione di alcune migliaia di abitanti, non ebbe quasi storia, era diventata un piccolo porto di pescatori. Ma ai primi anni del XVIII secolo le cose cambiarono radicalmente

    A seguito della pace di Passarowitz-Požarevac siglata con i Turchi nel 1718, i territori soggetti alla Casa d'Austria e l'Impero Ottomano stipularono un trattato commerciale e così si presentava anche per l’Austria l’esigenza di sviluppare un porto commerciale sul mare Adriatico. Il 2 giugno 1717 l'Imperatore Carlo VI, con un atto, decretò la proclamazione della libertà sui mari, la quale avrebbe determinato la volontà di espandere la presenza dell’Impero nel mare Adriatico.
    L’Imperatore vagliò tutte le referenze (ci furono più candidature: Aquileia, San Giovanni di Duino, Trieste, Fiume, Buccari e Portorè) e con diploma imperiale del 18 marzo 1719 dichiarò porti franchi Fiume e Trieste, e quest'ultima divenne anche sede dell’Arsenale e della Flotta. In tal modo Trieste avrebbe raggiunto un benessere economico e un’autonomia di gestione che l’avrebbero resa seconda solo a Vienna.

    Il provvedimento fu rinnovato dalle più sistematiche riforme attuate da Maria Teresa, figlia di Carlo VI. Durante la sua reggenza (1740-1780) ci fu il vero punto di svolta per le fortune mercantili di Trieste e il suo sviluppo. Ella avviò la nuova politica secondo la quale Trieste non sarebbe stata più “un capolinea di modeste correnti di traffico, ma un porto e un mercato di transito per la media valle del Danubio”.

    Trieste deve molto a questa sovrana perchè questa capì che un porto franco non poteva limitarsi all’area commerciale ma doveva allargarsi a tutto il territorio.

    Fece in modo di attirare, tutelandole e incentivandole, popolazioni abili nei commerci come i greci e i turchi, ed il 19 aprile 1772 aprì le porte della città agli israeliti.

    Il 18 novembre 1772 Maria Teresa ordinò l’introduzione dell’Ufficio Tavolare e cinque anni dopo fece eseguire il primo esatto censimento della popolazione.

    Dotò la città di infrastrutture necessarie al suo sviluppo: la costruzione della via Commerciale verso Opicina per raggiungere l'entroterra, l’ampliamento del Canal Grande, la costruzione del Molo Teresiano (oggi rinominato Fratelli Bandiera), del Molo san Carlo (poi rinominato Audace), costruì l’Ospedale Maggiore, il nuovo Lazzaretto di Santa Teresa, abbattè le mura e unì amministrativamente la città vecchia e la città nuova (che venne chiamata Borgo Teresiano), mentre l’istruzione venne estesa a tutti i ceti sociali.
    La popolazione aumentò sensibilmente e prosperò.
    Gli Imperatori che seguirono Maria Teresa, lasciarono Trieste nelle condizioni in cui ella l’aveva posta. Ciò vale per Giuseppe II, Leopoldo II e Francesco I.

    Verso la fine del 1796 gli operatori finanziari ed economici fuggirono perchè erano giunte notizie sull’arrivo dei Francesi. Il 23 marzo 1797, infatti, i Francesi arrivarono a Trieste e il generale di brigata Murat prese possesso della città.

    In seguito al trattato di pace di Campoformido (17 ottobre 1797), Napoleone Bonaparte cedette all’Austria le terre appartenenti fino a poco prima alla ormai cessata Repubblica di Venezia, e cioè l’Istria costiera, la Dalmazia ed il Veneto, in cambio del Belgio e della Lombardia. In tal modo a Trieste vennero convogliati tutti i traffici commerciali di queste zone e la città ne trasse beneficio economico.

    La situazione precaria causata dalla pace di Campoformido degenerò e i Francesi giunsero una seconda volta a Trieste il 19 novembre 1805. Se ne andarono il 4 marzo 1806 in seguito alla pace di Preßburg.

    Dopo meno di tre anni, il 18 maggio 1809, i francesi tornarono per la terza volta, e furono definitifamente scacciati dall’arrivo degli eserciti austriaco e inglese appena nel 1813.

    A seguito del Congresso di Vienna (1815) il nostro territorio, ritornato all’Austria, subì alcune modifiche politico-amministrative: ingrandito con le ex province illiriche, venne diviso in due parti, il Litorale con capitale Trieste e l’Illirico.

    Nel 1818 la città venne incorporata, assieme al suo territorio, nella Lega dei territori tedeschi.

    In questi anni (1831) vennero fondate le Assicurazioni Generali. Un ulteriore forte sviluppo economico venne dalla fondazione della Società di Navigazione del Lloyd Austriaco nel 1834 e nel 1836 venne creata una Società di Navigazione a Vapore con cantieri propri. In tre anni Trieste divenne la prima piazza commerciale del mare Adriatico, delle coste orientali del mare Mediterraneo e del mar Nero.
    Nel 1838 nacque la società di assucurazioni Riunione Adriatica di Sicurtà.

    Con un decreto dell’Imperatore Francesco Giuseppe, salito al trono il 2 dicembre 1848, Trieste unitamente al suo territorio venne dichiarata, a partire dal 2 ottobre 1849, città Immediata all’Impero con la qualifica di comune-provincia, in tal modo veniva riconosciuto l’antico diritto all’autonomia con facoltà anche legislative.

    Nel 1850 subentrò alla Borsa Mercantile, voluta da Maria Teresa, la Camera di Commercio che era basata sulle leggi generali dell’Impero Asburgico ma la normativa che la istituiva teneva conto di Trieste quale Porto Franco.

    La linea ferroviaria Meridionale, Südbahn, il primo collegamento ferroviario di Vienna e dell'Europa centrale al mare Adriatico, venne inaugurata nel 1857 e aveva la stazione terminale a Trieste, nella Südbahnhof, attualmente denominata stazione centrale. Il fatto che questa ferrovia terminasse a Trieste, primo porto della Monarchia, rafforzò il significato della città come primo collegamento dell’Austria verso i mari del mondo.

    L’apertura del canale di Suez (1869), avvenuta anche grazie alla partecipazione di imprenditori triestini, tra essi ricordiamo il Barone de Revoltella, impresse un ulteriore sviluppo ai traffici commerciali aprendoli all’oriente.

    Le compagnie di assicurazione allargavano a dismisura i loro orizzonti, le banche le società commerciali e di navigazione, i cantieri, il porto, conobbero una stagione d’oro.

    La linea ferroviaria Transalpina, Wocheinerbahn, fu inaugurata nel 1906 e aveva come stazione terminale l’attuale, negletta, stazione di Campo Marzio.

    Negli ultimi decenni del XIX secolo si acuì in certi ambienti borghesi, in ascesa, di sentimenti filoitaliani, un senso di crescente malessere. Essi ritenevano di non poter trovare all’interno dell’Impero Austro-Ungarico il soddisfacimento delle loro aspirazioni. L’Impero veniva visto come il protettore dei gruppi etnici slavi, presenti sia in città che nel retroterra. Agli inizi del Novecento il gruppo etnico sloveno era in piena ascesa demografica, sociale ed economica e infatti, secondo il censimento del 1910, costituiva un quarto della popolazione cittadina.

    L’irredentismo filo-italiano a Trieste assunse, purtroppo, dei caratteri prettamente anti-slavi, piuttosto che esclusivamente anti-imperiali. Questi vennero incarnati perfettamente nella figura del nazionalista Ruggero Timeus (sottolineiamo, pur considerando il fenomeno della assimilazione culturale all’etnia italiana, il fattopiuttosto singolare che una città cosmopolita e multietnica con storie familiari estremanente ricche e intrecciate nella diversità d’appartenenza ai vari gruppi nazionali, sia andata incontro a questo destino). Purtroppo, soffiando sul fuoco dell’odio etnico, la pacifica secolare convivenza tra le varie popolazioni (ma ciò avvenne anche a Gorizia, nell’Istria e nella Dalmazia) si deteriorò negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale. Questi rapporti continuarono a decomporsi ed ad acuirsi esponenzialmente in maniera grave con l’annessione all’Italia. Si giunse persino alla violenza fisica e al desiderio di annientamento. Uno dei primi gravi episodi fu l’incendio del Narodni Dom (sede di associazioni slovene e croate) nel 1920, da parte di un gruppo di squadristi. Queste e altre azioni lasciarono cicatrici dolorose nella città e nelle zone rurali, mentre la dissennata politica di italianizzazione forzata che caratterizzò tutti gli anni seguenti, segnò una profonda frattura.


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    Bibliografia
    - AA.VV., Il Territorio, Ed. Centro Culturale Pubblico Polivalente, 1989
    - Apih Elio, La società triestina nel sec. XVIII, Ed. Einaudi, 1957
    - Lonza Benedetto, La dedizione di Trieste all’Austria, ed. Libreria Internazionale “Italo Svevo” Trieste, 1973
    - Monaco Lino, Atlante della Storia Trieste città di frontiera, ed. Demetra, 1998
    - Patat Luciano, Fra Austria e Italia ed. Istituto Friulano per la storia del Movomento di Liberazione, 2003
    - Pellarini Albano, Il Porto di Trieste tra passato, presente e futuro, ed. universitaria udinese, 2000
    - Ruaro Loseri Laura, Guida di Trieste, ed. Lint , 1999
    - de Szombathely Gabrio, Storia di Trieste, ed. Italo Svevo Trieste, 1996
    - Touring Club Italiano, Guida del Friuli Venezia Giulia, 2004
    - Vivante Angelo, Irredentismo Adriatico, ed. Libreria Internazionale “Italo Svevo” Trieste, 1984